Domani in Piazza…

Mi piace salutare tutti voi, così, lasciando scorrere il filo del tempo senza dire che sia finita!

Grazie a tutti, l’ACCHIATURA siamo noi!

Giuliana Gnoni

Annunci

Evento, sorpresa, scoperta

I racconti salentini sull’Acchiatura mi risuonano, mi dicono non tanto di fatalistico affidarsi alla fortuna, quanto piuttosto di una apertura all’evento, di una disponibilità a lasciarsi sorprendere, di un gusto giocoso della scoperta. O così amo leggere questa metafora, che per me vale anche come metafora di tutta la nostra Summer School di arti performative e community care.

Ada Manfreda

Acchiatura

Ritrovare, Riappropriarsi, Scoprire e Riscoprirsi. Stupire e Stupirsi.

Il segreto è proprio questo, stupirsi.

Guardare un angolo di Salento, uno scorcio, un immagine è sorridere.

Stupore è un sorriso che nasce lentamente ed è vero come il calore di un bacio mandato da lontano.

Vero come mani stanche e capaci, rugose come tronchi che raccontano storie mai dimenticate che riprendono voce.

Acchiatura ha il sapore di rinascita, occhi che ritrovano la strada che apparentemente sembra andare all’indietro, ma è solo rincorsa per il salto che porterà lontano.

Acchiatura è sensazione di essere a casa guardando qualcosa di sconosciuto, qualcosa che senti tuo senza il bisogno di possedere.

Acchiatura, oggi, è fatta di persone, pensieri, parole, senza paura, senza sentirsi sbagliato, mai!

Acchiatura è “sapere da cantiere”, tutto da scoprire e reinventare.

Io sono pronta!

Credo mai!

IMG_20170901_172847“Dopo quanti anni si smette di essere migrante?”

Credo MAI!

Esattamente come non si è mai smesso di essere italiani in America o meridionali a Milano.

Io sono fortunata, io non ci vedo stranieri, io ci vedo persone, geneticamente incline all’accoglienza resto spesso stupita di quanto poco lungimirante possa essere la gente che non riesce a vedere in queste menti una risorsa da cui partire e non un pericolo per chissà quale futuro.

Ci sono parole bellissime, capaci di cambiare il mondo, capaci di renderlo un posto migliore per tutti:

integrazione e inclusione, interazione e alterità, condivisione e comprensione, partecipazione e sostenibilità…

Per capirle bene, però, è importante parlare e conoscere le persone, uscire di casa e soprattutto, spegnere la televisione.

Giuliana Gnoni

Positività

“Positività” verso l’automazione del lavoro sembra andare contro tendenza ai dati che attestano la perdita di posti di lavoro. Ripensare le attività e crearne nuove, riscoprire le tradizioni accompagnati dai nuovi strumenti implica essere consapevoli dell’identità e delle potenzialità del proprio territorio e abbracciare un nuovo modo di vivere: essere in rete.

Stella Specchia

La Natura che vince

Se dovessi pensare a un aggettivo che riassuma questo secondo giorno, userei “IMMOBILITÀ”.

Immobilità, non attività, apparente abbandono, la terra che ritorna a una autenticità liberandosi di quella ricerca spasmodica di omologazione che fa di tutto, un grande nulla, in cui soggettività e unicità diventano quasi un difetto, un peccato.

Scoprire cose di “casa” del tutto sconosciute, tipi di frutti, alternative possibili, alternative cercate e trovare.

Vedere la propria terra con occhi nuovi!

Giuliana Gnoni

Ritmi

Il ritmo del giorno e della notte, del sole alto nel cielo e di quando si corica, finito il suo giro. il ritmo della luna e delle stelle. Il ritmo dei tocchi di campana: ogni quarto d’ora e diversi a seconda del momento del giorno; familiari per chi vive questi luoghi, imprevedibili per chi vi arriva da un altrove.

dav
Mattinale nella piazza di Ortelle e sotto, quasi notte, nella stessa piazza.

Il ritmo del corpo che si abbandona alla musica percussiva e la ripete con i piedi, le mani, la voce. Il ritmo del nostro raccontare di parole e silenzi,  di gesti e immobilità.

dav

Ritmi che cambiano e si disfano. Ritmi del succedersi del gioco alla riflessione, della riflessione al gioco. Ritmi inventati nella lentezza paziente della costruzione di un “noi”, sia pure provvisorio. Ritmi del dire e del fare.

Sentirsi comunità per un obiettivo condiviso vuol dire anche questo: sperimentare insieme il ritmo alterno dell’essere se stessi e in relazione con altri. Si può anche scoprire che ciò che ci appare talvolta come un conflitto può essere letto, invece, come un intreccio di racconti e che ci si può ibridare senza perdere la propria identità,.

Maria Antonella Galanti

La piazza come spazio d’apprendimento

Sicuramente tra le sorprese più interessanti di questa summer school sulle arti performative è il luogo in cui, per la maggior parte del tempo,  si svolgono le attività: il centro cittadino di Ortelle, paese della provincia di Lecce.

Si parla molto nelle Scienze dell’educazione di “aula espansa” riferendosi a come sia necessario per chi apprende, a qualsiasi età, mettere in relazione ciò che si impara con la vita quotidiana, con la vita reale.

Nel nostro caso il centro di Ortelle è il luogo in cui i laboratori e i forum a cui partecipiamo si incontrano con i rintocchi delle campane, puntualissime; i rumori del traffico, in certi momenti assordanti; le persone, che quel luogo lo abitano.

La nostra “aula”, per rendere l’idea,  è un porticato chiamato “il sedile” che affaccia su piazza San Giorgio. Qui ci riuniamo, facciamo brainstorming, incontriamo le persone che narrano le proprie esperienze di ricerca e ci spiegano come riescono a coniugare territorio, relazioni, lavoro, passioni e conoscenza.

La nostra “aula magna”, sempre per intenderci, è la piazza stessa: Piazza San Giorgio. Fino ad ora utilizzata per i laboratori musicali, soprattutto durante il pomeriggio quando il sole bersaglia il “sedile”, permette di esporre le nostre attività a tutto il paese.

La cosa più importante, a mio avviso, è che sia il “sedile” che la piazza ci permettono di entrare nella vita del paese e, seppure per poco, nella vita delle persone che abitano Ortelle. La loro partecipazione in diverse misure alle nostre attività permette di entrare a contatto con la cultura della comunità e di comprenderla meglio grazie alla voce di chi ne ha esperienza e momoria.

Mario Giampaolole aule della summer school