Chi siamo

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La Summer School di Arti performative e community care nasce da un’idea della cattedra di Pedagogia Sperimentale dell’Università del Salento tenuta dal prof. Salvatore Colazzo (che è il direttore scientifico della Scuola), ed è realizzata da EspérO (Spin-off incubata dal Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento), la quale ha costituito una sezione dedicata allo sviluppo di comunità e all’innovazione sociale, con un progetto finalizzato che si chiama “Fabbricare Armonie”, che ha sede in Spongano (Lecce).  E’ coordinata da Ada Manfreda.

È un’esperienza immersiva, di grande emozionalità e di grande impatto formativo a carattere esperienziale nel Salento più intenso e rurale. Mette in stretto contatto la comunità provvisoria di apprendimento che partecipa alla Summer School, costituita da esperti, formatori performer e allievi, con la più ampia comunità ospitante, e culmina con l’evento performativo di restituzione finale pubblica di quanto è emerso lungo l’esperienza, è stato raccolto e rinarrato in modo transmediale dai partecipanti. 

Siamo una ‘scuola sui generis’ che si svolge ogni anno alla fine dell’estate nel Salento più rurale e poetico. I partecipanti, insieme con i performer, gli esperti e i ricercatori della Summer School di Arti Performative e community care, diventano, per la durata del percorso, una piccola comunità provvisoria di apprendimento che si relazionerà con la più ampia comunità territoriale ospitante, generando, nel corso di un tempo definito, un intenso scambio relazionale responsabile e riflessivo. 

Rappresenta il momento conclusivo di un’attività di ricerca sociale e di attivazione comunitaria che conduciamo lungo tutto l’anno sul campo presso alcune comunità salentine, facenti parte del territorio del ‘Parco Naturale Regionale Costa Otranto-Leuca e Bosco di Tricase’, del Capo di Leuca e della Grecìa Salentina. Per ogni edizione scegliamo un focus tematico, sotto la cui lente attraversiamo i materiali narrativi raccolti con la ricerca sul campo e li selezioniamo ai fini della progettazione dei percorsi e delle attività specifici di quella edizione.

E’ sui generis perché non ha nulla di ‘frontale’ e di chiuso in un’aula: è un’esperienza residenziale, per la quale immergiamo i partecipanti in uno specifico e individuato contesto socio-culturale, per approfondire, elaborare e rilanciare un focus tematico, tra quelli emersi nella ricerca condotta durante i mesi precedenti nelle e con le comunità di riferimento. Lo facciamo sperimentando forme di relazionalità e di socialità attivate e generate attraverso i canali linguistico-espressivi propri delle arti performative: musica, gesto, danza, parola narrata. Il tutto culmina con un evento di restituzione finale, una performance con la quale pubblicamente i partecipanti alla Summer School propongono e condividono quanto è emerso ed è stato raccolto lungo il percorso residenziale della scuola.

Le attività comprendono:
  • Seminari; 
  • Laboratori performativi (body percussion, canto corale, danza, drammaturgia di comunità, teatro); 
  • Tavole rotonde e forum pubblici; 
  • Performance finale. 
Tutti gli esperti e gli artisti coinvolti sono di altissima professionalità e chiara fama, selezionati da un comitato scientifico appositamente costituito e presieduto dal direttore scientifico della Scuola.
La Summer School di Arti Performative e Community Care si rivolge: 
  1. agli studenti universitari di corsi di studio d’area pedagogica, psicologica o del servizio sociale, che desiderino acquisire competenze anche operative nell’intervento di comunità;
  2. ai pedagogisti, agli educatori, agli psicologi, agli assistenti sociali, agli insegnanti per arricchire la loro formazione e offrire un servizio migliore; 
  3. agli studenti dei conservatori di musica e delle accademie delle belle arti, interessati a comprendere come l’arte possa intercettare i bisogni sociali e mettersi a loro servizio; 
  4. agli attori interessati a comprendere i dispositivi del teatro sociale e di comunità.

Il target finale di tutto il processo, tuttavia, rimangono le comunità in cui arriviamo e che cerchiamo di ‘perturbare’ gettando piccoli semi di riflessività ai fini del miglioramento e potenziamento della capacità di auto-progettazione.

Per un approfondimento rinviamo alla sezione Documenti di questo sito.

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